RIEPILOGO SULLE APP DI CONTACT TRACING E FAQ DEL GPDP

In seguito al sevizio di Report, RAITRE, del 23/11/2020 si ripropone il quadro nazionale delle App di contact tracing dello scorso Luglio 2020, nonchè le FAQ del GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI pubblicate nel Luglio 2020:

«Immuni», la app governativa di tracciamento anticontagi (arrivata il 27 giugno a 4 milioni di download – ci si aspettava di più), è in buona compagnia. È affiancata da una serie di app regionali. Solo nel caso della Sardegna e del Veneto però le app hanno anche una funzione di tracciamento. Negli altri casi servono soprattutto per analisi statistiche ed epidemiologiche (Lombardia), per teleassistenza medica (Lazio), per assistere i turisti in vacanza (Sicilia). Ma vediamo nel dettaglio quali sono, come funzionano e che feedback hanno avuto in termini di download le App regionali.

In Lombardia 1,4 milioni di download per «AllertaLom»

La Lombardia ha implementato la app «AllertaOm», nata per gli alert della Protezione civile, con funzionalità connesse all’emergenza sanitaria (per esempio, individuazione di focolai, analisi statistiche ed epidemiologiche).

L’App non è come Immuni. Non c’è tracciamento dei positivi. Viene chiesto di compilare un breve questionario: sesso, età, condizioni pregresse (sovrappeso, diabete, ipertensione); Comune e CAP in cui si abita e Comune e CAP in cui si lavora (nel caso si stia ancora uscendo per lavoro); se si hanno avuto contatti con persone positive; sintomi (temperatura, perdita di gusto e olfatto, tosse, dolori muscolari, stanchezza, congiuntivite, diarrea, raffreddore). In qualsiasi momento è possibile (max 1 volta al giorno) aggiornare le risposte al questionario, segnalando l’emergere di nuovi sintomi. Le informazioni raccolte contribuiscono ad alimentare una “mappa del rischio contagio”. Il questionario viene compilato in forma anonima e l’app non prevede meccanismi di localizzazione continua dei partecipanti. Il numero di utenti al momento è di circa 1,4 milioni

App di registrazione e tracciamento (volontario) in Sardegna

Per sbarcare in Sardegna è obbligatoria la registrazione online per fornire i dati generali e le informazioni di soggiorno nell’Isola. Dal 12 giugno la registrazione per chi arriva in Sardegna può essere effettuata anche su “SardegnaSicura”, la App della Regione rilasciata sui sistemi operativi Ios e Android. Due le sezioni principali presenti nella home page del dispositivo. La prima “Registrazione imbarco e soggiorno in Sardegna” dove è possibile appunto indicare le generalità, (città di provenienza e di arrivo, data di ripartenza, nonché il modulo con le informazioni sanitarie legate al Covid-19). L’altra sezione riguarda il tracciamento degli spostamenti con la geolocalizzazione. Ma quest’ultima è attivabile solo su base volontaria. Al 23 giugno si registrano 32.790 installazioni Android e 30.700 installazioni iOS, per un totale di oltre 63mila download.

Nel Lazio una App per le teleassistenza medica

LazioDrCovid è l’App lanciata dalla Regione Lazio per la teleassistenza medica. Sono già oltre 80 mila gli utenti che hanno scaricato l’applicazione e 2.200 i medici di famiglia e 300 pediatri di libera scelta collegati. L’app permette di connettere i pazienti con operatori sanitari e numero verde 800118800. Non è un servizio di emergenza e non sostituisce il servizio del Numero Unico delle Emergenze 112/118 che deve essere attivato da parte del cittadino in caso di emergenza sanitaria.

SiciliaSicura per i turisti

Sono oltre 38mila le persone che hanno scaricato finora «SiciliaSiCura». L’app, pensata all’inizio per monitorare chi era in quarantena, dall’8 giugno ha cambiato pelle. Ed è dedicata ai turisti che vengono sull’Isola in vacanza, sprovvisti pertanto di un medico di riferimento. In caso di sintomi, tramite l’app è possibile contattare le (Unità sanitaria di continuità assistenziale turistica) che si occupano del monitoraggio, presa in carico e assistenza degli eventuali casi sospetti da Covid-19 fra i non residenti o domiciliati nell’Isola.

In Veneto un’app per la presa in carico dei pazienti

In rampa di lancio in Veneto l’app “Zero Covid Veneto”, che raccoglie su base volontaria i sintomi correlati al Covid-19 dei cittadini della Regione del Veneto. Il fine è di garantire una presa in carico dei casi, a seconda della gravità dei sintomi, o da parte dei medici di medicina generale o da parte dei Sisp, Servizi di Igiene e Salute Pubblica. La finalità ultima è quella di agire il più precocemente possibile sull’insorgenza di nuovi casi ed evitare la nascita di nuovi focolai. L’applicazione non effettuerà contact tracing e non utilizzerà il GPS per localizzare i dispositivi. Ad oggi l’App è pronta per essere pubblicata sugli store (Google ed Apple), sono in via di completamento le analisi di impatto per garantire la privacy dei cittadini.

Può una Regione consentire l’accesso sul proprio territorio solo a condizione che l’interessato installi e utilizzi una app? La mancata installazione dell’app “Immuni” può comportare conseguenze per l’interessato? Quale è la base giuridica delle altre app, diverse da quelle di telemedicina, utilizzate per il contrasto al Covid 19?

FAQ GARANTE DELLA PROTEZIONE DATI PERSONALI SU PROLIFERAZIONE APP DI CONTACT TRACING

A questi e ad altri quesiti rispondono le Faq pubblicate dal Garante per la protezione dei dati personali sulle problematiche connesse alla realizzazione dell’app nazionale di tracciamento, nonché di altre app da parte di soggetti pubblici o strutture sanitarie.

Le Faq, disponibili da oggi sul sito dell’Autorità www.garanteprivacy.it, contengono indicazioni di carattere generale, anche ispirate alle risposte fornite a reclami, segnalazioni, quesiti ricevuti dall’Ufficio in questo periodo di emergenza.

Riguardo alle app regionali, il Garante ha chiarito che le persone non possono essere obbligate ad installarle e che la mancata installazione non può comportare alcuna conseguenza pregiudizievole per gli interessati o condizionare l’accesso ad aree o territori.

Con specifico riferimento all’app nazionale di contact tracing (app “Immuni”), già autorizzata dal Garante, l’Autorità ha ribadito che la sua installazione è su base volontaria e che dalla mancata installazione non può derivare alcuna conseguenza pregiudizievole (come, ad esempio, limitazioni nella fruizione di beni o servizi).

Le strutture sanitarie che intendono avvalersi di strumenti di telemedicina (app di telediagnosi, teleconsulto, teleassistenza e telemonitoraggio utilizzate dal personale medico) per effettuare diagnosi o terapie a distanza, non devono richiedere uno specifico consenso al trattamento dei dati personali dell’interessato.

Per l’utilizzo di app diverse da quelle di telemedicina (quali, ad esempio, app divulgative o app per la raccolta di informazioni sullo stato di salute della popolazione di un dato territorio), è necessario invece il consenso dell’interessato, il quale deve essere adeguatamente informato sull’uso che verrà fatto dei suoi dati.

L’Autorità ha inoltre sottolineato che le app devono trattare solamente i dati strettamente necessari a perseguire le finalità del trattamento, evitando di raccogliere dati eccedenti (ad esempio, quelli relativi all’ubicazione del dispositivo mobile dell’utente) e limitandosi a richiedere permessi per l’accesso a funzionalità o informazioni presenti nel dispositivo solo se indispensabili.

Amministrazioni pubbliche, Regioni, strutture sanitarie dovranno infine valutare i rischi che potrebbero derivare dall’eventuale trasferimento di dati a terze parti (ad esempio, mediante social login, notifiche push, ecc.), soprattutto se stabilite al di fuori dell’Unione Europea.

Fonti: Il Sole 24 Ore e Garante per La Protezione dei Dati Personali

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